Rodolfo Monaco nasce a Nettuno nel 1929. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma e aver avuto come maestri Giuseppe Capogrossi, Sante Monachesi e Toti Scialoja, verso la fine degli anni ’60 si trasferisce a Milano, dove ha vissuto e lavorato fino alla scomparsa nel 2021. Nel corso della sua carriera ha sperimentato l’arte attraverso la scultura, la grafica, e la pittura, esprimendosi inizialmente attraverso opere figurative.

Successivamente ha iniziato a far coesistere sulla tela il figurativo con l’astratto, fino a decidere di abbandonare il pennello per sviluppare una sua tecnica, quella delle terre colorate, dando vita ad una vera e propria corrente artistica, dove le forme colorate, luminose a volte lucide, sollecitano l’intuizione e l’interpretazione soggettiva di ciascuno spettatore.

Rodolfo Monaco ha esposto in numerose mostre personali in Italia e all’estero riscuotendo sempre il massimo consenso del pubblico e della critica. Ha infatti partecipato diverse importanti esposizioni nazionali ed internazionali: 1956 Premio Einaudi; 1958-60-62 Premio Città di Terni; 1960 Premio Città di Avezzano; 1963 Premio Città di Melzo; 1964 Nettuno d'oro. Vanta diverse esposizioni personali, tra cui: 1965 e 1967 Nettuno; 1969 Galleria Pater Milano e La Cantina Nettuno; 1970 Vecchio Chiostro di Santa Maria delle Grazie Milano e Galleria Bagutta Milano; 1972 Parigi Gallerie Vercamer; 1974 Milano Galleria Il Mercante; 1975 Roma Centro d'arte e scultura; 1980 Padova Galleria Il Sigillo; 1980 Milano Chic House; 1981 Milano Galleria Schettini; 1981 Milano Galleria Schettini; 1987, 1993, 1994, 1999 e 2010 Milano Studio d’Arte RM; 1989 Nettuno Chiesa S.Giovanni; 1989 Lugano Galleria Nel Mondo dei Fiori; 1991 Bologna Arte Fiera 91 Centro Italiano Clichè Verre; 2002 e 2007 Nettuno Castel Sangallo; 2012 Milano Spazio espositivo PwC. 

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“Vi sono imprese per le quali un accurato disordine è il metodo giusto”: cosi scriveva Herman Melville nel suo capolavoro, e cosi è per l'arte di Rodolfo Monaco. Ne è la conferma la sua testardaggine nel non voler nemmeno dare un titolo ai suoi quadri. Non ci sono regole, nei suoi lavori; chi li osserva è libero di vederci quello che vuole, di immaginarci quello che sente, persino di storcere il naso e passare oltre. Quest'arte è come ogni arte dovrebbe essere: fatta per chi ne fruisce, non per chi la produce. Un'arte sincera.

Ma sebbene senza regole lo stile di Rodolfo non è frutto del caso. È chiaro al primo colpo d'occhio che su queste tele non ci sono macchie di colore spalmato senza criterio. Il disordine evocato da Melville è “accurato” e infatti c'è una sorta di precisione scientifica nei contorni indefiniti dei soggetti in questi quadri. Perché qui risiede il talento di un artista: quello che muove il pennello sulla tela non è un istinto passeggero, ma uno accurato, frutto di studio, passione e dedizione. Il processo creativo potrebbe essere paragonato a un giocoliere: il suo sorriso e il suo atteggiamento scanzonato lasciano credere che quel roteare di palline colorate sia la cosa più naturale del mondo. Quando invece richiede grande concentrazione e anni di allenamento.

La preparazione di Rodolfo è iniziata da giovanissimo. Il suo talento si è manifestato sin dalle scuole elementari e ha subito dato prova di sapersi destreggiare tanto nel disegno quanto nelle tecniche più diverse. Poco dopo la fine delle scuole medie Rodolfo sapeva già lavorare con i colori ad olio tanto quanto con la creta, la ceramica e i tessuti. Ma la tecnica che lo folgora e che rimarrà il suo marchio di fabbrica è quella delle terre. Scoperta per caso: utilizzata la prima volta solo per cercare di eliminare l'effetto lucido del colore sulla tela, la terra rimarrà una costante per tutto il percorso artistico di Rodolfo. Un mezzo che sa esprimere allo stesso tempo solidità e leggerezza, materia e sogno, figura e indefinito. Perfetto per un artista che cerca di racchiudere le emozioni in quadri.

Sono proprio le emozioni a posizionarsi sempre più al centro dell'arte di Rodolfo. I suoi esordi sono figurativi, ma ben presto perde interesse nel «rifare le cose uguali» e comincia a cambiarle. La tela diventa pian piano un luogo in cui ricreare il mondo esterno secondo parametri tutti personali. Un volto, una folata di vento, le impronte dei gabbiani sulla sabbia.. Ogni dettaglio può essere catturato come in una fotografia, passare attraverso il prisma dell'arte che lo scompone ed essere proiettato sulla tela con colori che nella realtà non sono percepibili. Questo processo continua ad affinarsi negli anni, finché Rodolfo non diventa capace di rappresentare attraverso le terre anche concetti astratti, sensazioni, ricordi, sogni.. E poi ancora oltre: non solo la realtà può essere tradotta in arte, ma è arte essa stessa. Sassi, schegge di legno, strisce di ferro, pezzetti di plastica, biglie, tessuti...Tutto diventa bellezza, se ha la fortuna di passare per le mani di un artista. Qualunque cosa può essere veicolo di un messaggio, fermo restando che è sempre lo spettatore a decidere quale sia il suo contenuto.

Se tutto può essere arte, l'arte può essere realizzata in tutti i modi. Rodolfo prende questo concetto alla lettera e per una vita intera continua a esplorare nuove tecniche. Dalla più semplice, come la china nera su un foglio bianco, al disegno in negativo su un cliché verre; dal tessuto incollato al colore e poi strappato, alla terra graffiata, dallo schizzo a matita all'incisione del legno, dall'affresco fino al rame battuto. Di più: nulla è davvero concluso finché il suo creatore ne è in possesso. Queste opere non si cristallizzano con l'apposizione della firma, sono organismi viventi che crescono con gli anni. Se arriva un'idea per fare una modifica, per farle maturare, la mano dell'artista non si trattiene. Chi ha frequentato le case di Rodolfo durante la sua vita ne è testimone: aggiunte di dettagli o modifiche che stravolgono un'opera, oggetti che vengono incollati alla tela, quadri che vengono rovesciati...

Dire che Rodolfo è un artista poliedrico, uno sperimentalista, non sarebbe esatto; Rodolfo è un artista libero: legato a nessuna corrente, a nessuno strumento, a nessun limite, a nessuna idea che non sia quella di strizzare dalla realtà l'arte che vi è contenuta per natura, come si estrae il vino dagli acini d'uva. E proprio come vino è l'opera che ne risulta: gioconda, a volte piena di nostalgia, forte nelle sensazioni che evoca, decisa nel gusto, capace di sciogliere i cuori liberandone le emozioni e, in definitiva, inebriante.

(Gabriele Monaco intervista Rodolfo Monaco, 29 novembre 2018)